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Tecophilaea violiflora
 

                                   foto www.48.tok2.com/bulbletter.htm

La Tecophilaea violiflora è la seconda specie del genere, presente in Cile, dove viene chiamata "viola a foglia larga". E' molto poco conosciuta in Europa. I fiori del diametro poco superiore al centimetro sono celesti-blu oppure bianchi, portati in gruppi fino a 5 o 7 su scapi alti fino ad oltre 20 cm. La pianta è rara anche nel Paese di origine, presente in zone costiere e nelle colline delle catene preandine. La coltivazione non è difficile. I cormi vanno piantati in autunno alla profondità di almeno 5 cm in un suolo ben drenato. La fioritura avviene alla fine dell'inverno.

Vista la particolarità delle Tecophilaea, viene di seguito riprodotto integralmente un articolo con informazioni più dettagliate:

TECOPHILAEA - una rara bulbosa dal Cile.

Una lieta riscoperta.

Le piante di Tecophilaea vennero descritte per la prima volta nel XIX secolo e soprattutto la specie Tecophilaea cyanocrocus affascinò gli amanti del giardinaggio. Infatti, questa specie, endemica della così detta Cordillera Metropolitana, cioè delle Ande vicine alla capitale del Cile, Santiago, venne prelevata in massa per essere portata in Europa – fino a causare la sua apparente totale estinzione. E’  sicuramente vero che a questo disastro ecologico contribuì anche la sconsiderata pastorizia, ma il maggiore impatto fu causato dall’estirpazione delle piante destinate all’esportazione, per esempio in Germania dall’orticoltore collezionista Max Leichtlin. Egli riforniva molte istituzioni ed imprese europee. Per oltre mezzo secolo si riteneva che la specie sopravvivesse unicamente nei giardini botanici e da coltivatori specializzati di altri Paesi. Ma durante la primavera dell’anno 2001 la fondazione cilena Fundación R.A.Philippi de Estudios Naturales realizzò due spedizioni in una zona montuosa della Región Metropolitana a ca. 40 km a sud di Santiago e M. Teresa Eyzaguirre e Rosario García de la Huerta scoprirono una piccola popolazione selvatica di Tecophilaea cyanocrocus. Il posto di ritrovamento fu tenuto segreto per permettere un’adeguata protezione del luogo, dove su soli 1000 metri quadrati si trovava una macchia ad accrescimento molto denso di 30 a 50 piante per metro quadro.

 

La specie più ambita.

La Tecophilaea cyanocrocus viene anche chiamata “croco blu del Cile” (“Chilean Blue Crocus”) ed è proprio il suo intensissimo colore blu che affascina esperti e dilettanti, fino a causarne la quasi completa estinzione in natura. Nel mondo delle piante geofite questo colore è paragonabile solo a quello di alcune iris barbate. Ma rispetto a queste iris la Tecophilaea cyanocrocus produce i suoi fiori molto precocemente. In Europa fiorisce già all’inizio di marzo, ma non è un croco, seppure il suo organo ipogeo sia un cormo (bulbotubero) tunicato come quello del molto più comune genere dei Crocus. Appartiene alla famiglia ristretta di recente costituzione delle Tecophilaeaceae, presente nel mondo in soli 8 generi (Conanthera, Cyanastrum, Cyanella, Odotostomum, Tecophilaea, Galleria e Zephyra) ed in ca. 23 specie. Si trovano in zone ben delimitate del Cile, della California, del Sud Africa, dell’Africa tropicale e del Madagascar. In Cile sono presenti tre i generi, Conanthera, Tecophilaea e Zephyra, e sono tutti endemici.

Il genere Tecophilaea è noto in due specie. Il colore dei fiori della Tecophilaea cyanocrocus è l’azzurro intenso, spesso descritto con attributi che riflettono l’entusiasmo degli osservatori: blu cobalto, blue elettrico, blu brillante, blu gioiello e, perfino, il più bel blu della natura. Nelle varie forme è però frequentemente presente una sfumatura bianco gesso verso il centro del fiore. Max Leichtlin (1831-1910), il fervente collezionista ed ibridatore tedesco delle bulbose, selezionò dalle piante importate quelle con una maggiore presenza di bianco nel fiore e le descrisse come una varietà naturale distinta, alla quale fu attribuito il nome ‘Leichtlinii’. La successiva coltivazione e selezione portò ad una linea ormai presente anche in commercio, in cui il colore bianco prevale e solo il bordo dei tepali ha conservato il leggendario blu della specie tipo. E’ però interessante notare che la presenza di bianco è stata osservata anche nella popolazione scoperta in Cile nel 2001. Non solo erano presenti fiori con varie sfumature di bianco, ma pure interamente bianchi. Anche gli orticoltori specializzati in geofite dedicatisi alla Tecophilaea cyanocrocus sono riusciti a selezionare fiori completamente bianchi ed eseguono correntemente nuovi incroci e selezioni per ottenere cultivar innovative.

Oltre alle indicazioni sulla variabilità della T. cyanocrocus, la riscoperta della popolazione in natura ha permesso di fare un’altra importante osservazione. Il luogo di ritrovamento era situato ad una altitudine di 2040 metri in mezzo a rocce sparse su un leggero pendio con un’inclinazione inferiore al 10%. Pietre permettendo le piante si sviluppavano da cormi situati molto in profondità. Infatti la parte visibile delle piante era alta solo 5 cm, mentre la sezione sotto terra era lunga il doppio o più. Tale osservazione indica che anche in coltivazione i cormi dovrebbero essere piantati più in profondità di quanto avviene di regola. E’  possibile affermare che in generale è una prassi diffusa piantare bulbose con organi ipogei di piccole dimensioni anche in ciotole o vasetti poco profondi. In bassi strati di substrato è però difficile assicurare un opportuno equilibrio idrico e con eccessivi sbalzi di umidità le piccole geofite vengono spesso sottoposte ad eccessivo stress. Un’adeguata profondità del terriccio di accrescimento sembra particolarmente importante per assicurare il successo nella coltivazione della Tecophilaea cyanocrocus. Il luogo in cui la specie è stata riscoperta è caratterizzato da un clima definito di steppa alto-andina, con inverni umidi e freddi ed estati molto secche con una forte insolazione. Ricreare tali condizioni nel clima mediterraneo non risulta difficile, ma durante il ciclo vegetativo della pianta è necessario assicurare un ambiente sufficientemente tamponato, ottenibile appunto piantando i cormi in un substrato ben drenato e sufficientemente profondo (20-25 cm).

Esiste inoltre un forma chiamata ‘Violacea’ della Tecophilaea cyanocrocus. Presenta un colore decisamente blu-viola ed anch’essa è stata ormai fissata in una linea stabile al punto di permettere la sua vendita come varietà distinta. Gli ultimi lavori hanno poi portato ad una cultivar denominata “Storm Cloud”, risultato dell’incrocio tra le varietà ‘Leichtlinii’ e ‘Violacea’, caratterizzata da fiori blu-viola con vistose sfumature bianche.

Tecophilaea cyanocrocus Leyb. è una pianta monocotiledone provvista di un cormo con un involucro fibroso marrone chiaro del diametro di 1,2 a 2 cm. Le foglie sono di solito due, lanceolate e acuminate, lunghe 7 a 12 cm e larghe ca. 7 mm. La base delle foglie e parte dello scapo fiorale sotto la superficie del suolo sono coperti di un involucro. Lo scapo sotterraneo può raggiunge una lunghezza di 10-12 cm. I fiori sono solitari o appaiati e sono accompagnati da una brattea simile alle foglie, ma più stretta. Sono composti da 6 tepali ovati e mucronati, lunghi 3-4 cm, azzurri o blu-viola con eventuali sfumature al bianco più o meno evidenti verso la base. L’androceo è formato da tre stami caudati fertili e tre stami lanceolati sterili. Lo stilo è diritto, sormontato da uno stimma trifide. L’ovario è infero a tre loculi, il frutto una capsula disposta a corona alla base dello stilo, con semi oblunghi, neri.

La coltivazione è identica per tutte le forme di Tecophilaea cyanocrocus  e non è particolarmente difficile. I cormi vanno piantati in autunno in piena terra o in vasi profondi in posizione soleggiata ed in un substrato mediamente fertile, non troppo umifero, molto ben drenato, alla profondità di almeno 5 cm, meglio 7-10 cm. Perché la germogliazione avvenga regolarmente, è necessario un periodo di alcune settimane di freddo. L’apporto di acqua deve essere parsimonioso durante il pieno inverno e solo da febbraio conviene assicurare un’umidità alta del suolo, evitando comunque ristagni d’acqua. Si sconsiglia di tenere le piante continuamente in serra, ma, in caso di coltivazione in vaso, può essere vantaggioso sistemare questi in serra fredda verso la fine di febbraio. In tal modo si possono evitare eventuali danni da grandine e controllare meglio attacchi di limacce o afidi. La Tecophilaea cyanocrocus è resistente a malattie. Teme unicamente attacchi di botritis. Al termine del ciclo vegetativo è necessario sospendere ogni apporto di acqua e tenere i cormi indisturbati durante l’intero periodo di riposo (dormienza). Trattandosi tuttora di una pianta con un costo sostenuto, perché proveniente solo da vivai altamente specializzati, conviene dedicarle un posto riservato e non mescolarla con altre bulbose. La moltiplicazione avviene soprattutto per seme. Quella agamica è molto lenta.  

La specie meno conosciuta.

Mentre la Tecophilaea cyanocrocus fu per la prima volta descritta solo nel 1862 dal botanico tedesco Friedrich Leybold (1827-1879), già prima era nota l’altra specie endemica del Cile, la Tecophilaea violiflora. Questa venne scoperta dal medico e botanico italiano Carlo Giuseppe Bertero (1789-1831) durante il suo soggiorno di studio nel Paese sudamericano negli anni 1828-1829 ed inviata all’uomo politico, avvocato e botanico italiano Luigi Colla (1766-1848), famoso per aver pubblicato numerosi importanti lavori su nuove piante. E’  straordinario notare la delicata e cortese attenzione che sta all’origine del nome della nostra pianta. Ricorda la figlia di Luigi Colla, Tecophila. Ella fu una pittrice botanica che ritrasse fiori e piante presenti nel famoso giardino di suo padre. I suoi lavori furono pubblicati come litografie illustrative di numerosi volumi, tra cui “Plantes Plus Rares Fleuries dans le Jardin de Monsieur l'Avocat Colla Peintes d'Aprés Nature” (1819) e “Hortus Ripulensis” del 1824. Il nome Tecophilaea fu dato al genere da Félix de Avelar Brotero (1744-1828), professore di botanica ed agraria all'Univeristà di Coimbra in Portogallo, per onorare Luigi Colla tramite il nome della sua adorata figlia.

La Tecophilaea violiflora è ancora presente nella regione centrale del Cile e viene volgarmente chiamata “violeta de hojas largas” (violetta a foglie larghe). E’  considerata una pianta rara. Si trova nelle zone costiere fino alle prime alture della cordigliera delle Ande.  Le foglie sono due o tre, lunghe da 9 a 28 cm e larghe fino a 2,8 cm. Lo scapo floreale è alto tra 10 e 22 cm e porta generalmente più fiori (fino a 7) di colore celeste-viola o bianco, larghi solo 1,3-1,4 cm. I semi sono piccoli, oblunghi e neri.

Nel 1950 fu descritta la forma ‘Polyantha’, caratterizzata da infiorescenze con 9 a 12 fiori. Vive soprattutto nella regione di Coquimbo e nei dintorni del Parque Nacional Fray Jorge.

In Europa la Tecophilaea violiflora viene attualmente coltivata più raramente della T. cyanocrocus, probabilmente perché il suo colore è meno spettacolare, ma il suo potenziale di diffusione è alto, essendo la pianta di facile propagazione da seme e dotata di una notevole adattabilità a climi disparati.

                                             J. Shejbal


 
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Genere: Tecophilaea
specie: violiflora
sottospecie/'Forma'/VARIETA'
Famiglia: Tecophilaeaceae
Origine: Cile
Colore dominante del fiore: celeste-blu
Altezza: 10-22 cm
Periodo di fioritura: fine inverno
Profumo: assente
Altre caratteristiche particolari: pianta rara
Uso consigliato: piena terra o vaso
Esposizione: pieno sole
Suolo: permeabile
Umidità suolo nel periodo vegetativo: media-bassa
Distanza tra i cormi: 5 - 7 cm
Coltivazione: facile
Disponibilità: autunno
Presente nel CAT-IV , valido da Giugno a fine anno
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Tecophilaea violiflora     foto Osmani Baullosa, Cile